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Il design grafico non è arte!

Il design grafico non è arte!

Entrate in una galleria d’arte contemporanea, davanti a voi c’è una tela bianca con un singolo squarcio rosso (Lucio Fontana). Vi fermate, riflettete, provate un senso di inquietudine o forse di pace: l’artista ha raggiunto il suo scopo, ha espresso se stesso e ha suscitato in voi una reazione soggettiva. Ora, uscite dalla galleria e guardate il cartellone pubblicitario dall’altra parte della strada che promuove un nuovo modello di auto elettrica; se quel cartellone vi fa provare "inquietudine" o vi lascia nel dubbio su cosa stia vendendo, il designer ha fallito miseramente. Esiste un malinteso romantico, spesso alimentato da chi muove i primi passi nel settore, che dipinge il grafico come un artista moderno, ma la realtà vissuta ogni giorno in agenzia è molto diversa, il design grafico non è arte è progettazione orientata alla soluzione.

1. L’origine dell’Impulso: espressione VS risoluzione

L’opera d’arte nasce da un’urgenza interna l’artista dipinge, scolpisce o installa per dare voce a un’emozione, a una visione politica o a un tormento personale,l'opera è il fine ultimo. Se il pubblico non la capisce, il problema è del pubblico, non dell'artista. Il layout grafico nasce da un brief, il grafico non si sveglia con la voglia di usare il blu cobalto; lo usa perché il brand del cliente comunica affidabilità e tecnologia. Il design è uno strumento per risolvere un problema di comunicazione, vendere un prodotto, spiegare un servizio, posizionare un marchio. Nel design, se l'utente non capisce il messaggio entro tre secondi il lavoro è da buttare, non c'è spazio per l'interpretazione libera.

2. Attenzione alla cifra stilistica

Molti creativi oggi cercano disperatamente di imporre la propria "cifra stilistica" in ogni progetto, comportandosi come firme d’autore, vogliono essere riconosciuti per quel tratto illustrativo o per quella palette cromatica specifica. Ma qui sta la trappola, mettere l’ego davanti all’obiettivo del cliente è un errore professionale grave, un grafico di agenzia deve essere un camaleonte, non un pittore monomaniacale. La pubblicità deve adattarsi. Se quest’anno la tendenza è il Brutalisme o il Neomorfismo, e quel linguaggio è ciò che serve per intercettare il target di riferimento, il bravo designer deve saperlo padroneggiare. L’artista che dipinge solo in stile cubista non cambierà mai, il grafico che usa solo lo stile minimalista svizzero anche quando deve vendere giocattoli per bambini sta facendo un cattivo servizio al suo cliente.

3. Il quadro di Dalí contro il lancio di un nuovo occhiale

Mettiamo a confronto "La persistenza della memoria" di Salvador Dalí con il layout pubblicitario per un nuovo occhiale da sole. Di fronte agli orologi molli di Dalí ci perdiamo nel simbolismo: l’artista esplora l’irrazionalità del tempo e l’ambiguità è un valore che invita alla libera interpretazione, se dieci persone vedono dieci significati diversi l’opera ha vinto. Nel design di una pubblicità per il lancio di un paio di occhiali, invece, l’ambiguità è un fallimento. Qui ogni scelta deve comunicare un beneficio immediato, il grafico non cerca l'eterno, ma il "qui e ora": usa colori, font e modelli che cavalcano i trend del momento per rendere il prodotto desiderabile per un target specifico. Se l'utente non capisce subito lo stile o il posizionamento del brand, il design ha fallito. Mentre il quadro di Dalì deve far riflettere, la pubblicità degli occhiali deve solo far dire: "Li voglio".

4. Il design come scienza della percezione

Mentre l’arte è libera, il design grafico è vincolato a leggi precise: la gerarchia visiva, la teoria dei colori applicata al marketing, la tipografia leggibile e il layout. Quando in agenzia progettiamo un claim, non stiamo cercando di "abbellire", stiamo costruendo un percorso per l'occhio umano, usiamo la Legge della prossimità o il contrasto non per estetica, ma per guidare l'utente verso la call to action (CTA). Un artista potrebbe decidere di nascondere il soggetto principale in un angolo per creare mistero, mntre un grafico che nasconde il tasto "Acquista ora" o il logo del brand sta semplicemente commettendo un suicidio professionale.

5. Cavalcare l'onda del trend

L'arte aspira all'eternità, il design grafico vive nel presente (sempre più liquido),essere un professionista significa capire che la comunicazione visiva è un linguaggio vivo che muta con la società. Se la moda del momento impone colori pastello e font bold e tondeggianti, è perché quel linguaggio risuona con la sensibilità psicologica del pubblico in quel preciso istante storico. Ignorare i trend in nome di una presunta "purezza artistica" significa isolare il cliente in una bolla di irrilevanza, in quanto il design grafico è, per definizione, un prodotto della cultura di massa e deve essere popolare, comprensibile ed efficace.

Il talento al servizio della strategia Dire che il design grafico non è arte non significa sminuirlo. Al contrario, significa riconoscergli una complessità strategica che l’arte pura non ha. Il designer è un ingegnere visivo: deve saper bilanciare estetica e funzionalità, psicologia e tecnologia, creatività e vincoli di budget. Mentre l'artista risponde a se stesso, il grafico risponde al mercato e nel mondo della pubblicità la bellezza non è mai il fine, ma solo il mezzo più potente per raggiungere un obiettivo concreto.

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